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Il comune di Meina appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Il capoluogo vide la presenza di genti preistoriche insediate in un paio di siti a poca distanza dal lago fin dall'Età del bronzo (fine III - II millennio a.C.).
Ne rimane quale preziosa testimonianza una piccola ascia in pietra verde. Per avere poi una prima notizia storica bisogna risalire all'anno 951, quando Màdina (nome originario del paese) è menzionata come "corte regia" ossia come comunità e distretto economicamente autosufficiente già appartenuta ai possedimenti regi longobardi o carolingi.
Nel 951 essa veniva riconfermata dal re Berengario II al Monastero Pavese di S.Maria del Senature.
Nei secoli successivi parecchie terre del luogo appartennero ad enti monastici lombardi, ma soprattutto all'Abbazia Benedettina dei SS. Martiri di Arona.
Come le altre terre del lago Meina va considerata lombarda per storia e per etnia: infatti anche nei secoli medievali esse dipendevano dagli Arcivescovi Milanesi prima e dai Signori di Milano poi.
Nel XIV secolo Màdina (o anche Mèdina) fu una Castellanza del distretto arcivescovile di Lesa e Vergante. Nel secolo successivo entrò a far parte del feudo dei Borromeo, conti di Arona.
Il mutamento del nome in Maina e poi Meina avvenne in seguito. Intanto il paese potenziò il suo ruolo economico basato sull'esportazione via lago di merci (carbone, legname, pesci e derrate) dal suo retroterra alla pianura e sull'attività dei mulini, delle segherie e cartiere e, dall'Ottocento, degli opifici tessili e delle fabbriche, che la qualificavano come la più industriosa tra le piccole borgate del lago.
Nello stesso tempo la vicinanza al terminale ferroviario di Arona favorì il fiorire delle prime grandi ville ottocentesche e novecentesche circondate da parchi e gioardini che, allungate su tutto il litorale, sono oggi l'eredità più cospicua del passato.
Le frazioni Ghevio e Silvera sorgono sulle colline del Vergante da dove godono di un ampio squarcio di lago. Ghevio, già comune autonomo, vanta ritrovamenti archeologici almeno dall'età galloromana con la lapide sepolcrale di Victor Virillionis.
La prima citazione nota del paese è della fine del XII secolo, ma il suo campanile romanico risale al secolo precedente; Silvera è un piccolo nucleo di case di pietra di grande fascino, il cui unico edificio databile è l'oratorio di S.Rocco (1684).
Era un paese di picasess, cioè di scalpellini.